Iperattività e dieta

 

IL CORRIERE DELLA SERA DEL 4 FEBBRAIO 2011 HA PUBBLICATO UN ARTICOLO, TRATTO DA UNO STUDIO OLANDESE, SUI BAMBINI IPERATTIVI CURATI CON LA DIETA.

QUANTE VOLTE NOI GENITORI  ABBIAMO CERCATO UNA RISPOSTA SULLA IPERATTIVITA’ DEI NOSTRI FIGLI?

Abbiamo chiesto un parere alla Dott.ssa Rachele Raschellà, Nutrizionista con Studio in Perugia

 I problemi di condotta (il “bambino onnipotente”) rappresentano una delle più frequenti patologie con cui si confronta oggi il Pediatra di famiglia. Essi sono condizionati da complessi fattori psico-sociali ed antropologici che caratterizzano fortemente la condizione del bambino e della famiglia moderna.

È importante sottolineare che molti dei disturbi di condotta evidenti nei bambini, si associano a “iperattività”, cioè a un controllo inadeguato dell’attività motoria.

I motivi ambientali, però, non spiegano tutti i casi di disturbo di condotta con iperattività, dal momento che esiste un gruppo di soggetti che presentano un disturbo organico (cioè una vera e propria malattia) dei meccanismi di controllo dell’attenzione e che secondariamente porta ad un insufficiente controllo dell’attività motoria: il “Disturbo da Deficit di Attenzione” (ADD) o meglio conosciuto  come Disturbo di Attenzione con Iperattività” (ADHD).

A partire dagli anni quaranta, gli psichiatri hanno utilizzato molti nomi per definire i bambini caratterizzati da iperattività e da una disattenzione e impulsività fuori della norma. Questi soggetti sono stati considerati affetti da “Minima disfunzione cerebrale”, da “Sindrome infantile da lesione cerebrale”, da “Reazione ipercinetica dell’infanzia”, da “Sindrome da iperattività infantile” e, più recentemente, da “Disturbo dell’attenzione”. I frequenti cambiamenti nelle definizioni rispecchiano l’incertezza che hanno avuto i ricercatori sulle cause del disturbo e perfino su quali siano esattamente i criteri diagnostici.

Da diversi anni, però, i ricercatori che si occupano di ADHD hanno iniziato a metterne in luce sintomi e cause, e hanno trovato che il disturbo può avere una causa genetica o una causa di allergia o intolleranza alimentare.  Attualmente, le teorie in proposito sono molto diverse da quelle che andavano per la maggiore anche solo pochi anni fa. I ricercatori stanno chiarendo che l’ADHD non è un disturbo dell’attenzione in sé - come si era a lungo ritenuto –

UN GRUPPO DI RICERCATORI OLANDESI HA MESSO “A DIETA RISTRETTA” UN GRUPPO DI BAMBINI AFFETTI DALLA SINDROME, PER 5 SETTIMANE E HA CONFRONTATO GLI EFFETTI DI QUEST’ULTIMA  CON QUELLI DI UNA ALIMENTAZIONE NORMALE ED EQUILIBRATA, SEGUITA DA ALTRETTANTI BAMBINI IPERATTIVI.

LA DIETA ERA BASATA SULL’ELIMINAZIONE DI TUTTI QUEI CIBI CHE POSSONO POTENZIALMENTE ESSERE ALLERGIZZANTI. ALLA FINE DEL PERIODO DI OSSERVAZIONE, I SINTOMI DELLA SINDROME (SCARSA CAPACITA’ DI CONCENTRAZIONE, DIFFICOLTA’ A SVOLGERE I COMPITI, IPERATTIVITA’ MOTORIA, PROBLEMI RELAZIONALI, AGGRESSIVITA’, SOLTANTO PER CITARNE ALCUNI) RISULTAVANO MOLTO ATTENUATI NEI BAMBINI TENUTI A DIETA RISPETTO AGLI ALTRI. I RICERCATORI, CHE HANNO PUBBLICATO LE LORO OSSERVAZIONI SULLA RIVISTA LANCET, HANNO POI CONTINUATO LO STUDIO INTRODUCENDO VIA VIA, NELLA DIETA DEI BAMBINI CHE AVEVANO RISPOSTO POSITIVAMENTE ALLE RESTRIZIONI, ALCUNI ALIMENTI, NEL TENTATIVO DI INDIVIDUARE QUELLI CHE POTEVANO DI NUOVO PEGGIORARE LA SINTOMATOLOGIA (PER ELIMINARLI DEFINITIVAMENTE) E QUELLI CHE, INVECE, POTEVANO ESSERE TOLLERATI. SECONDO I RICERCATORI OLANDESI, L’APPROCCIO TERAPEUTICO ALLA SINDROME DA IPERATTIVITà DOVREBBE SEMPRE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE UN INTERVENTO DIETETICO.

Ovviamente è vivamente sconsigliato il "fai da te" in quanto in ogni caso la dieta deve contenere tutti gli elementi (proteine, carboidrati ecc.)  indispensabili per la crescita.

Senza procedere per tentativi bisognerà quindi effettuare un test per individuare quali alimenti costituiscono elemento di disturbo per l'organismo e sviluppare una dieta personalizzata in base alle risultanze strumentali.

LA DIETA DI RESTRIZIONE, COMUNQUE, NON DEVE MAI SUPERARE LE 5 SETTIMANE al termine delle quali sarà necessario ripetere i test ed apportare eventuali correzioni.